giovedì 21 aprile 2011

Sergej S. Prokofiev- Symphony no. 7


Fu definita “infetta da formalismo” la Settima Sinfonia di Sergej Prokofiev, suo ultimo capolavoro composto nel 1952. Il primo movimento, in cui gli archi e soprattutto violini e violoncelli svolgono una parte fondamentale, Moderato, è quasi “cinematografico” e, a parte l'inizio un po' tenebroso, è un tema romantico intensissimo, che ricorda i film muti degli anni '20. E' una storia narrata, con atmosfere bellissime. Ha dei rimandi abbastanza evidenti a Ciaikovskij, sebbene il contenuto espressivo e di idee sia decisamente superiore. Il tema ripetuto da flauti e celesta verso i 5 minuti e 30, crea un'atmosfera fatata, seguita dopo poco dal ritorno del motivo iniziale, un presagio oscuro, di guerra, che dà l'impressione di malinconia, che si scioglie nel ritorno del tema d'amore, in cui archi e fiati dialogano in armonia. La tensione aumenta quando gli archi hanno dei tremoli, mentre sempre flauti e celesta si fanno sentire. Mentre sembra che debba esplodere un tema grandioso, ritorna la melodia iniziale, che si fa man mano più lontana.
Il secondo movimento, un apparente dolce Allegretto, inizia con una semplice melodia, che presto svela un tema allegro e mosso dell'oboe, che lo passa agli archi e al clarinetto. È tutto un gioco in cui gli strumenti “parlano” tra loro. I violoncelli e le percussioni hanno un ritmo ostinato e ripetitivo. Questa volta, la storia che Prokofiev ci racconta è come un viaggio, in cui i protagonisti sono i fiati e il pianoforte. Intervalla momenti di quiete ad attimi di scherzi e burle tipiche della sua musica. In generale, è un movimento molto piacevole, un ballo, che ricorda in parte il terzo movimento del Secondo Concerto per Violino. Ad ogni modo, l'andamento della musica è danzante, quasi valzer, a volte, in tempo composto in cui le tre suddivisioni sono molto ben scandite. Man mano, la musica aumenta di volume e le trombe e i timpani esibiscono un tema glorioso, che termina bruscamente.
Viene poi il terzo movimento, Andante Espressivo, è molto malinconico e rassegnato, come un viso piangente, che però presenta un nostalgico sorriso. L'arpa ha una parte molto interessante e di rilievo: degli arpeggi che accompagnano il canto dei violoncelli e delle viole. Il tema molto dolce diventa poi piuttosto ritmico in cui i violoncelli hanno dei pizzicati ripetitivi. L'attimo di “marcetta” termina presto con un ritorno allo struggente tema iniziale, coronato dall'intervento delle trombe. Ed ecco che torna l'arpa, che rende fiabesca l'immagine di una passeggiata nel bosco innevato, in cui gli archi suonano all'unisono, aprendosi in un finale che implica qualcosa, con i fiati che aprono una parentesi che si risolverà nel quarto movimento.
Ed ecco il quarto movimento, Allegro Vivace: è danzante, quasi una polka, molto allegro e burlesco; la celesta svolge un ruolo fondamentale. È un po' cosacco con ritmi tipicamente russi e virili, che si alternano con sprazzi di musica più femminile e agitata. Questa ha una pausa in cui assume decisamente il tono di marcia militare in cui emergono i flauti e gli oboi, con le percussioni che suonano un tema che accompagna i violoncelli che subito accelerano tornando al tema iniziale di polka, con di nuovo rimandi alla musica di Ciaikovskij. Giunge un tema cantabilissimo: quello del primo tempo, struggente, amabile e romantico come non mai, con degli arpeggiati dei violoncelli che aumentano ancora la tensione, con varianti ancora più drammatiche. La celesta suona un ritmo che ricorda le lancette di un orologio, in sordina, un effetto sonoro che lascia un piacevole vuoto dentro, un finale dolce, come la neve che cade. Così si conclude questo capolavoro, con la ripresa in accelerando del tema-polka del quarto movimento e la fulminea conclusione.